Comunicato sul licenziamento di Francesco Ficiarà, detto “Falce”

Francesco Ficiarà, detto “Falce”, operaio della CNH di Modena, è stato licenziato. Dopo tre contestazioni disciplinari inflittegli alla fine di settembre (ma mai fattegli pervenire), il 28 ottobre è arrivata la lettera di licenziamento “per giusta causa”.

Sempre in prima linea nella lotta per difendere sé stesso e tutti gli altri operai dal padronato, sempre pronto ad esporsi in prima persona – anche in totale solitudine – per gli interessi della classe proletaria – la sua classe – si è attirato le inimicizie non solo del padrone, ma anche della rappresentanza sindacale, a cui non ha mai risparmiato la critica ogni qualvolta la situazione lo richiedesse; spina nel fianco degli sfruttatori, dei “colletti bianchi” e di  tutta la corte di imbonitori e intrallazzoni sindacali più o meno compromessi, ha pagato a caro prezzo questa sacrosanta intransigenza classista. Naturalmente tutti questi signori, ben solidali fra loro, tentano di far passare nel silenzio e nell’indifferenza questo licenziamento come fosse un problema personale di Francesco, e non invece un colpo sferrato all’intero corpo operaio che – con un banale pretesto – viene privato di uno dei suoi elementi più combattivi, segno premonitore di altri e più pesanti attacchi a venire, a cui tutti i compagni di lavoro di Francesco saranno esposti.

Ed è qui, sul campo della solidarietà e della lotta di classe reale che si gioca la partita più importante. Ad oggi non possiamo sapere se, sul fronte legale, ci saranno effettive possibilità di reintegro. Tutto ciò che si potrà fare sul quel fronte sarà naturalmente fatto. Ma, dal punto di vista della classe, non è nei tribunali che si svolgerà l’essenziale. L’attacco a Francesco, detto “Falce”, è un attacco a tutti gli operai, in primis ai suoi compagni di lavoro della CNH e delle altre imprese locali del gruppo FIAT, ed è da loro che deve venire l’immediata reazione: la strategia padronale di frammentazione e isolamento del singolo operaio deve volgersi in occasione di riscatto e di intensificazione della lotta per tutti coloro che, per condizione comune, gli sono obbiettivamente vicini. Non può essere la RSU a “decidere” per tutti se difendere o meno “l’indifendibile” compagno Francesco, ma la base operaia a imporre alla RSU la difesa del compagno Francesco (altrimenti cosa ci sta a fare?) e – con l’arma dello sciopero – la sua riassunzione in azienda. È tempo di togliersi di dosso questa cappa di disillusione e di sconfitta operaia che ci attanaglia da fin troppo tempo e ripartire da questo semplice principio: un’attacco a uno è un’attacco a tutti, e nessun attacco rimarrà senza risposta.

 

Assemblea Proletaria per l’Autorganizzazione nei luoghi di lavoro e sul territorio,

1 novembre 2011

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