Lotte contro i radar in Sardegna

NO RADAR

 

“Procurad’e moderare,

barones, sa tirannia,

chi si no, pro vida mia

torrades a pe’ in terra!

Declarada est già sa gherra

contra de sa prepotenzia:

e incomintza’ sa passenzia

in su populu a mancare!”

 

Francesco Ignazio Mannu, 1794

 

Continua da febbraio la lotta contro l’installazione dei radar anti-immigrati in Sardegna , una lotta che semina informazioni preziose sui progetti di controllo finanziati dall’Unione Europea in “tempo di crisi“. Una lotta geograficamente emarginata, politicamente difficile e forse volutamente censurata a livello nazionale dai commercianti mediatici, perché come scrive Luisa Leonini nell’introduzione di “Antropologia e simbolismo” di Mary Douglas: “Chi pertanto non ha interesse ad un mutamento della situazione tenderà a controllare il sistema informativo e, attraverso di esso, la stabilità dei significati. Questo controllo può essere perseguito da singoli o da gruppi che competono tra loro e si assisterà costantemente all’elaborazione e all’attuazione di strategie di esclusione o intrusione per ottenere il controllo del sistema informativo” . Le informazioni in questo caso sono troppe e troppo politicamente radicate: dalla produzione dei radar in Israele, per arrivare all’installazione dei radar sul territorio nazionale, l’appalto dei lavori è di “Almaviva spa” del gruppo Finmeccanica, sotto il mandato della Guardia di Finanza. Informazioni che riguardano l’ambiente e l‘impatto ambientale dei radar, la salute e le conseguenze delle onde elettromagnetiche; l’antimilitarismo, fortemente e storicamente radicato nell’isola, basta documentarsi sugli attuali 66 siti militari (tra i quali la dura questione del Poligono Interforze del Salto di Quirra) o esemplificare l’avversione con l’esempio della lotta di Pratobello.

Informazioni che son state cercate, non senza difficoltà, da antimilitaristi e antirazzisti in Sardegna venuti a conoscenza dell’intenzione di aprire un cantiere per l’installazione del radar nella zona a protezione speciale (ZPS) di “Su Semafuru”, presso S. Antioco, in una briciola di terra nella costa sud occidentale dell’isola. Questa lotta ha un inizio “bendato”, mosso dalla preoccupazione per quell’assenza di notizie sul progetto, che ha spinto individualità politiche e associazioni ambientaliste a condividere le poche conoscenze e i troppi dubbi in quell’organo assembleare che diventerà, in poche settimane, il comitato no radar Capo Sperone, da subito operativo per rispondere alla necessità di monitorare costantemente la zona, iniziando una pratica assembleare con cadenza settimanale a S. Antioco.

Come riportato dal primo numero di “Sa Tiria, foglio di lotta contro i radar”, autoprodotto dai comitati, la mattina del 23 marzo iniziano i lavori di disboscamento per la preparazione del cantiere di Su Semafru, a cui accorrono alcuni abitanti della zona e appartenenti al comitato per avere delle delucidazioni: ma l’operaio si appella al “segreto militare” e l’inizio dei lavori verrà depositato il 24 marzo 2011. Da questo momento in poi la lotta inizia ad essere condotta su due fronti: quello della raccolta e diffusione delle informazioni, sensibilizzando la popolazione locale  e quello della raccolta firme, dei banchetti e delle manifestazioni, per estendere il problema nell‘isola. Il punto di svolta della lotta è rappresentato dalla raccolta delle notizie: per vie formali, rivolgendosi agli enti pubblici, cercando tra gli atti degli uffici tecnici degli enti competenti; e per vie informali, con perlustrazioni, chiacchiere nei bar e ricerche sul territorio con gli abitanti. Le notizie non arrivano fino al 1 maggio, quando viene trovato il cartello di inizio lavori a Capo Pecora, presso Fluminimaggiore, con dicitura “Radar di profondità, committente Guardia di Finanza, ditta costruttrice Almaviva, inizio lavori 24 marzo, fine 30 maggio”. La novità viene diffusa e la risposta è ottima: il silenzio attorno alla faccenda toglie legittimità agli enti territoriali preposti, il processo di delegittimazione dal basso sfocia nell’assemblea popolare del 7 maggio (sette giorni dopo la scoperta). Pochi giorni dopo si scoprono gli altri due siti : a Ischia Ruja, presso il comne di Tresnuraghes, dove i lavori vengono bloccati dai pochi manifestanti, a Punta Vedetta presso l’Argentiera, in cui all’inizio dei lavori nasce subito un presidio permanente. Le giunte comunali, imbarazzate per la palese politica poco trasparente partecipano alle assemblee pubbliche, ma intervenendo con ben poche argomentazioni, vista la responsabilità delle autorizzazioni da loro firmate; in ognuno dei quattro siti nasce un presidio permanente appoggiato anche dalla popolazione dei comuni vicini, rispettivamente: 14 maggio il presidio permanente a Tresnuraghes; 16 maggio il presidio Su Semafuru e il 17 maggio a Fluminimaggiore il presidio di Capo Pecora.

Da questo momento in poi la lotta viene condotta su un doppio binario: quello dell’occupazione intransigente dei territori per impedire i lavori e quello del ricorso al TAR. Come riportato sul blog http://noradarcaposperone.blogspot.com nella sezione “verbali assemblea comitati no radar”, la sospensiva del TAR durerà fino al 5 ottobre. Tutte le informazioni contenute in questo brevissimo riassunto sono assolutamente da diffondere, molte altre informazioni per approfondire si possono trovare su internet all‘indirizzo: http://noradarcaposperone.blogspot.com

Questa voce è stata pubblicata in General. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Lotte contro i radar in Sardegna

  1. Sonia Delogu scrive:

    LI DOBBIAMO FERMARE

I commenti sono chiusi.