Maggio 2010, Agosto 2011 l’USB di Leonardi… la forza della coerenza….

Pregasi, se di fretta, andare direttamente al minuto primo e 20 secondi, per ascoltare ciò che al congresso fondativo di Rimini il sig. Leonardi, portavoce nazionale USB, aveva da rimarcare…

 

…ed ora non ci direte cose come noi non manifesteremo insieme alla triplice… salviamo almeno la decenza…

 

ontanorosso

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Secondo giorno di sciopero generale in Cile

La ‘huelga’ convocata dalla CUT, il sindacato più grande del Paese, è iniziata tra barricate e blocchi stradali.

Diversi manifestanti sono stati arrestati in incidenti nelle prime ore di ieri a Santiago, all’inizio dello sciopero convocato da parte della Central Unitaria de Trabajadores (CUT), che durerà per 48 ore.Lo sciopero in appoggio alla protesta degli studenti che da 3 mesi protestano per una nuova riforma dell’Istruzione  pubblica vede le seguenti richieste:un nuovo modello economico,una nuova Costituzione,un nuovo Codice del lavoro,un sistema statale di fondi pensione che attualmente sono privati e maggiori finanziamenti per la sanità e l’istruzione pubblica. I manifestanti hanno creato barricate fin dalle sei del mattino del 24  in diversi punti della capitale, con l’obiettivo di “interrompere” il traffico. Il governo di destra del presidente Piñera che ha piazzato 2000 soldati nella capitale,si trova di fronte alla più vasta contestazione popolare dalla fine della dittatura di Pinochet nel 1990.

Lo sciopero nazionale che si svolge in Cile e’ la diretta conseguenza dell’insoddisfazione “per il modello politico ed economico imposto dal presidente Sebastián Piñera”, ha riferito il capo della Confederazione dei lavoratori del rame (CTC), Cristian Cuevas.

Il ‘paro’, iniziato martedì notte con un “cacerolazo” a Santiago e in altre città, ha visto l’adesione di più di 80 organizzazioni sociali.

 

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Lotte contro i radar in Sardegna

NO RADAR

 

“Procurad’e moderare,

barones, sa tirannia,

chi si no, pro vida mia

torrades a pe’ in terra!

Declarada est già sa gherra

contra de sa prepotenzia:

e incomintza’ sa passenzia

in su populu a mancare!”

 

Francesco Ignazio Mannu, 1794

 

Continua da febbraio la lotta contro l’installazione dei radar anti-immigrati in Sardegna , una lotta che semina informazioni preziose sui progetti di controllo finanziati dall’Unione Europea in “tempo di crisi“. Una lotta geograficamente emarginata, politicamente difficile e forse volutamente censurata a livello nazionale dai commercianti mediatici, perché come scrive Luisa Leonini nell’introduzione di “Antropologia e simbolismo” di Mary Douglas: “Chi pertanto non ha interesse ad un mutamento della situazione tenderà a controllare il sistema informativo e, attraverso di esso, la stabilità dei significati. Questo controllo può essere perseguito da singoli o da gruppi che competono tra loro e si assisterà costantemente all’elaborazione e all’attuazione di strategie di esclusione o intrusione per ottenere il controllo del sistema informativo” . Le informazioni in questo caso sono troppe e troppo politicamente radicate: dalla produzione dei radar in Israele, per arrivare all’installazione dei radar sul territorio nazionale, l’appalto dei lavori è di “Almaviva spa” del gruppo Finmeccanica, sotto il mandato della Guardia di Finanza. Informazioni che riguardano l’ambiente e l‘impatto ambientale dei radar, la salute e le conseguenze delle onde elettromagnetiche; l’antimilitarismo, fortemente e storicamente radicato nell’isola, basta documentarsi sugli attuali 66 siti militari (tra i quali la dura questione del Poligono Interforze del Salto di Quirra) o esemplificare l’avversione con l’esempio della lotta di Pratobello.

Informazioni che son state cercate, non senza difficoltà, da antimilitaristi e antirazzisti in Sardegna venuti a conoscenza dell’intenzione di aprire un cantiere per l’installazione del radar nella zona a protezione speciale (ZPS) di “Su Semafuru”, presso S. Antioco, in una briciola di terra nella costa sud occidentale dell’isola. Questa lotta ha un inizio “bendato”, mosso dalla preoccupazione per quell’assenza di notizie sul progetto, che ha spinto individualità politiche e associazioni ambientaliste a condividere le poche conoscenze e i troppi dubbi in quell’organo assembleare che diventerà, in poche settimane, il comitato no radar Capo Sperone, da subito operativo per rispondere alla necessità di monitorare costantemente la zona, iniziando una pratica assembleare con cadenza settimanale a S. Antioco.

Come riportato dal primo numero di “Sa Tiria, foglio di lotta contro i radar”, autoprodotto dai comitati, la mattina del 23 marzo iniziano i lavori di disboscamento per la preparazione del cantiere di Su Semafru, a cui accorrono alcuni abitanti della zona e appartenenti al comitato per avere delle delucidazioni: ma l’operaio si appella al “segreto militare” e l’inizio dei lavori verrà depositato il 24 marzo 2011. Da questo momento in poi la lotta inizia ad essere condotta su due fronti: quello della raccolta e diffusione delle informazioni, sensibilizzando la popolazione locale  e quello della raccolta firme, dei banchetti e delle manifestazioni, per estendere il problema nell‘isola. Il punto di svolta della lotta è rappresentato dalla raccolta delle notizie: per vie formali, rivolgendosi agli enti pubblici, cercando tra gli atti degli uffici tecnici degli enti competenti; e per vie informali, con perlustrazioni, chiacchiere nei bar e ricerche sul territorio con gli abitanti. Le notizie non arrivano fino al 1 maggio, quando viene trovato il cartello di inizio lavori a Capo Pecora, presso Fluminimaggiore, con dicitura “Radar di profondità, committente Guardia di Finanza, ditta costruttrice Almaviva, inizio lavori 24 marzo, fine 30 maggio”. La novità viene diffusa e la risposta è ottima: il silenzio attorno alla faccenda toglie legittimità agli enti territoriali preposti, il processo di delegittimazione dal basso sfocia nell’assemblea popolare del 7 maggio (sette giorni dopo la scoperta). Pochi giorni dopo si scoprono gli altri due siti : a Ischia Ruja, presso il comne di Tresnuraghes, dove i lavori vengono bloccati dai pochi manifestanti, a Punta Vedetta presso l’Argentiera, in cui all’inizio dei lavori nasce subito un presidio permanente. Le giunte comunali, imbarazzate per la palese politica poco trasparente partecipano alle assemblee pubbliche, ma intervenendo con ben poche argomentazioni, vista la responsabilità delle autorizzazioni da loro firmate; in ognuno dei quattro siti nasce un presidio permanente appoggiato anche dalla popolazione dei comuni vicini, rispettivamente: 14 maggio il presidio permanente a Tresnuraghes; 16 maggio il presidio Su Semafuru e il 17 maggio a Fluminimaggiore il presidio di Capo Pecora.

Da questo momento in poi la lotta viene condotta su un doppio binario: quello dell’occupazione intransigente dei territori per impedire i lavori e quello del ricorso al TAR. Come riportato sul blog http://noradarcaposperone.blogspot.com nella sezione “verbali assemblea comitati no radar”, la sospensiva del TAR durerà fino al 5 ottobre. Tutte le informazioni contenute in questo brevissimo riassunto sono assolutamente da diffondere, molte altre informazioni per approfondire si possono trovare su internet all‘indirizzo: http://noradarcaposperone.blogspot.com

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QUINTO GIORNO DI SCIOPERO DEI BRACCIANTI CONTRO IL “CAPO NERO”

NARDO’: QUINTO GIORNO DI SCIOPERO DEI BRACCIANTI CONTRO IL “CAPO NERO”

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03/08/2011 08:51 | LAVORO – ITALIA

Capo nero, lo chiamano così il caporale i braccianti immigrati che anche questa mattina hanno scioperato per il quinto giorno di seguito in maniera autorganizzata. In poche unità in un campo che vede la presenza di circa 400 braccianti sono andati al lavoro. Lo sciopero continua, si rafforza, anche se ha bisogno di sostegno attivo dato che in molti stringono la cinghia per davvero. Ieri è partita una cassa di resistenza con il contributo delle brigate della solidarietà attiva che ha distribuito circa 200 borse della solidarietà con generi di prima necessità.

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Sciopero autorganizzato dei braccianti immigrati a Nardò (Le)

 

http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=16645&catid=36&Itemid=68

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Araffon, Porcos, Leccathos e d’Artemagnam i novelli quattro Moschettieri…

E mentre noi ci spezziamo la schiena, ci ammaliamo e sovente moriamo, nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, veniamo chiusi in moderni campi di concentramento senza nessuna colpa, veniamo schiavizzati nelle colture sotto un sole cocente per poche lire, moriamo nel tentativo di attraversare il mediterraneo, e molti altri specchi d’acqua, stivati peggio  delle bestie in carrette del mare, veniamo arrestati, picchiati, sparati, cannoneggiati, fatti scomparire, ecc ecc ecc…

LORO SE LA RIDONO!!!

A quando rideremo noi?

 

ontanorosso

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Solidarietà alla lotta dei lavoratori della cooperativa Arcolaio di Casalpusterlengo

Riceviamo e pubblichiamo il volantino che ha indetto la manifestazione di protesta dei lavoratori dell’Arcolaio a Casalpusterlengo.

Ricordiamo solo che 20 anni fa gli studenti dell’Istituto a Cesaris e i compagni del Centro sociale Underground di Casalpusterlengo a lungo protestarono contro l’apertura della discarica di Coste Fornaci, sapendo fin dall’inizio che lì sarebbero finite le schifezze di tutto il nord Italia. Ed ora chi si è arricchito sulla salute altrui si fa di fumo e lascia a casa senza stipendio 60 nostri compagni lavoratori….

 

 

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Viva la lotta autorganizzata dei lavoratori di Nardò! Che i rossi pomodori colorino le nostre sbiadite bandiere di lotta!

Salutiamo la lotta dei nostri fratelli di Nardò, costretti a lavorare piegati dodici ore al giorno sotto il sole rovente per paghe e condizioni di miseria più nera, come una boccata di aria fresca, un fulgido esempio di ciò che la classe operaia italiana ed internazionale dovrebbe mettere in campo di fronte alla distruzione di uomini e risorse che il potere borghese da sempre rappresenta e pratica, e sempre di più pratica e rappresenta oggi nella sua fase decadente.

Una sola cosa ci lascia esterrefatti – e la tal cosa dimostra quanto impotenti, quando non collusi, siano i sindacati a contrastare lo sfruttamento al limite dello schiavismo che si pratica in quelle terre – come è stato possibile firmare un contratto, un vero contratto provinciale dove si mette nero su bianco che un essere umano deve guadagnare 5,92 euro a l’ora? O al massimo 38,49 al giorno, per un lavoro così massacrante? E comunque per qualsiasi lavoro salariato…

Come possiamo tollerare ulteriormente che questi figuri ci rappresentino? Come possiamo tollerare che essi si ergano a nostri difensori, a nostri alleati, a nostri compagni?

Quanto guadagnano lor signori dietro le loro scrivanie nelle camere del lavoro storicamente sottratte al controllo della classe operaia… e soprattutto i loro dirigenti?

Siamo demagogici?

Ed allora che questa demagogia dal basso, questa pratica di autorganizzazione spazzi via questi figuri e i loro pelosi aiuti.

Per una piena e concreta solidarietà con i lavoratori dei campi di Nardò, autorganizziamoci e lottiamo tutti per riprenderci ciò che quotidianamente ci viene sottratto nei luoghi di lavoro, e da questa putrescente classe borghese!!!

 

ontanorosso

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Comunicato su sciopero alla AF Logistics di Massalengo

LA DIGNITÀ DEGLI OPERAI RISPLENDE SUL PIAZZALE DELLA AF LOGISTICS DI MASSALENGO.

In data 25 luglio 2011, più di un centinaio di operai e autisti di AF Logistics e una quarantina di lavoratori delle cooperative giunti in solidarietà con la lotta (soprattutto i compagni della TNT giunti da Piacenza) dalle ore 04.00 sono entrati in sciopero davanti ai cancelli della logistica di Massalengo (LO). Decine e decine di mezzi pesanti in entrata e in uscita dal deposito non hanno potuto circolare. La AF Logistics opera per Carrefour e per essi lavorano il “fresco”, quindi il blocco di questa tipologia di merce ha , nel giro di due ore e mezza, creato grande danno alla cooperativa e alla committenza e portato ad un accordo sulle richieste di parte sindacale. Alle ore 06.30 è stato tolto lo sciopero a fronte alla stipula di un accordo sindacale tra il consorzio AF Alta Fedeltà (in riferimento alle cooperative Freccia e A.T Alta Tensione), il SI Cobas e i rappresentanti sindacali aziendali SI Cobas per AF Logistics di Massalengo (LO) e Soresina (CR). Nell’accordo sindacale si rimarca il fatto che ai lavoratori va applicato integralmente il CCNL trasporto logistica e facchinaggio, soprattutto in riferimento all’organizzazione del lavoro che deve essere in conformità a quanto disposto da norme di legge e da accordi sindacali precedentemente sottoscritti con l’O.S. SI Cobas.
Un sistema di timbratura con un cedolino allegato in busta paga dove siano chiare le ore effettivamente lavorate e in che giorno per tutti i lavoratori (facchini e autisti): di conseguenza la busta paga dovrà essere re golare in merito a tutti gli istituti contrattuali e normativi. Allontanamento immediato dei responsabili delle cooperative che intimidiscano, minaccino, utilizzino linguaggio scurrile, diffamatorio, oppure allontanino i lavoratori prima della conclusione del proprio orario di lavoro.
Infine. nessuna ritorsione verrà attuata a danno dei lavoratori che hanno aderito agli scioperi, esercitando un diritto di libertà. Nell’accordo si sottolinea che l’applicazione è rivolta a tutti i lavoratori delle cooperative operanti presso AF logistics di Massalengo e Soresina (CR).
Appena tolto il blocco delle merci, e dopo che abbiamo spiegato ai lavoratori, in assemblea sul piazzale antistante AF Logistics, i termini dell& rsquo;accordo, un capetto della cooperativa all’interno del magazzino, senza tener conto di ciò che era avvenuto poco prima, comunicava ad alcuni lavoratori che dovevano andare a casa, e che li avrebbe avvisati poi quando dovevano riprendere il lavoro.
Ciò ha portato ad un’immediata ripresa dello sciopero per il tempo necessario a far riprendere il capetto da parte del consorzio AF portandolo a più miti consigli.
I lavoratori stanchi di subire le angherie dei capetti da questo momento in poi, ad ogni sopruso sul posto di lavoro, chiederanno l’allontanamento di capi e se le direzioni delle cooperative non lo faranno, essi riprenderanno la lotta: “uomo avvisato, mezzo salvato& rdquo;!

SINDACATO INTERCATEGORIALE COBAS

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DOMENICA 24 LUGLIO SCIOPERO E PRESIDIO DALLE ORE 9.00 AL LEROY MERLYN di “PORTA DI ROMA”

L’autorganizzazione nei posti di lavoro è possibile! Questo il messaggio lanciato da lavoratori e lavoratrici della Leroy Merlin di Porta di Roma, dove la compressione dei diritti, orari insostenibili e salari da fame rappresentano la dura realtà quotidiana che si nasconde dietro  lo “spirito di squadra” invocato dall’azienda, all’insegna del quale la stessa ama rappresentarsi davanti alla clientela.

L’Assemblea autorganizzata delle lavoratrici e dei lavoratori del negozio Leroy Merlin di Porta di Roma invita tutti e tutte ad aderire allo sciopero indetto per l’intera giornata di domenica 24 luglio, partecipando al presidio che si terrà nel piazzale antistante il negozio dalle ore 9:00.

Dopo lo straordinario successo dello sciopero del 6 maggio scorso in cui le lavoratrici ed i lavoratori hanno posto con forza all’ordine del giorno una piattaforma chiara e di semplice attuazione (buoni pasto, maggiorazioni domenicali e festivi con turni su base volontaria, riposo il sabato se domenica in turno, pagamento festività non godute non coincidenti con la domenica),
a fronte della reiterata prepotenza da parte dell’azienda che, contravvenendo a quanto previsto dall’accordo del maggio 2009, continua ad assegnare forzatamente turni domenicali anche in assenza della disponibilità del lavoratore/trice, le lavoratrici ed i lavoratori di Leroy Merlin di Porta di Roma rilanciano per domenica 24 Luglio una nuova giornata di lotta.

Fonti:Radio Onda rossa

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